La strada che ho percorso per arrivare fin qui è variegata e apparentemente poco lineare: dopo gli studi universitari in Lettere Moderne, ho avuto la fortuna e il privilegio di assecondare una delle mie più grandi passioni lavorando nell’editoria. Sono stati anni radiosi e pieni di amore per ciò che facevo, stravolti dalla crisi dello scorso decennio.

Sono poi approdata casualmente nel competitivo mondo dell’energia: vendite, numeri, risultati, quanto di più lontano dai libri. La mia innata curiosità però mi ha spinta ad approfondire questo mondo oscuro fatto di delibere e componenti generalmente incomprensibili e ho iniziato a ricoprire ruoli di responsabilità che hanno portato con sé soddisfazioni e preoccupazioni.

L’equilibrio l’ho trovato nello yoga: il tempo passato sul tappetino è diventato il momento di evasione dalla corsa quotidiana, il modo per sciogliere le tensioni e la via per ascoltarmi, fisicamente ed emotivamente. Entravo nello studio dove praticavo esausta e priva di energie, uscivo e mi sentivo rinata.

La consapevolezza e la connessione con una parte più profonda di me acquisite con la pratica mi ha spinta a cercare delle risposte: cercavo gli strumenti per superare le mie resistenze, per osservare con chiarezza le mie emozioni e per non esserne travolta, per trovare, nelle mie difficoltà, i miei punti di forza e cambiare ciò che non andava. E sono diventata counselor, prima di me stessa e poi degli altri.

Superate alcune paure, ho ricoperto il ruolo di manager di una multinazionale e la frenesia della mia vita è aumentata a tal punto che non riuscivo nemmeno più a praticare yoga: senza giorni di festa e costantemente disponibile e connessa all’attività; sempre più riconoscimenti e responsabilità in cambio di sempre meno vita.

Al mio interno si scontravano sentimenti contrastanti che sottolineavano puntualmente gli aspetti positivi e negativi della mia posizione, ma col tempo ciò che irrimediabilmente si andava spegnendo era la passione.

Lo stress aveva intanto iniziato a intossicare il fisico, la mente, il sonno e le relazioni: come i tentacoli di un polipo, si appropriava di ogni cosa e la vita che facevo mi sottoponeva a ritmi pesanti costellati da stati di ansia. Ho cercato nuovamente delle risposte dove avevo trovato il mio equilibrio nel passato: lo yoga. Sono diventata insegnate (hatha, ashtanga e restorative) per ritrovare il mio benessere e una domanda risuonava nella mia testa: “quante persone vivono la mia stessa condizione?”.

Se il counseling mi ha dato modo di capire e accogliere i sentimenti, diventando coach ho appreso gli strumenti per definire l’obiettivo, il sogno, e i modi per raggiungerlo continuando costantemente la mia formazione: ho lasciato il mondo dell’energia per aiutare le persone ad avere un percorso meno tortuoso del mio nell’arrivare a conoscere e ascoltare sé stesse,  per sostenerle quando si sentono sbagliate o alla deriva e aiutarle a vedere il loro mondo con altri occhi, per riscoprire con loro i talenti e spolverare i sogni affinchè possano essere realizzati, per ritrovare il benessere fisico ed emotivo che le permetta di amarsi.

A 9 anni ho detto a mia sorella: “ciò che mi rende felice è aiutare gli altri”.

La strada è stata lunga, ma ci sono arrivata.

A cura di Giorgia

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